Di cosa mi occupo
L'ansia è un'emozione che tutti proviamo ed è considerata una sorta di "cugina" della paura. Ma a cosa serve e perché, a volte, diventa così invalidante?
L'ansia ha una funzione adattiva: ci avvisa e prepara il nostro organismo ad affrontare una minaccia, reale o percepita.
In risposta a un potenziale pericolo, il nostro corpo attiva una serie di reazioni fisiologiche tipiche del sistema di "attacco o fuga" (fight or flight), che rispondono alla domanda: «Come posso difendermi?».
L'organismo si prepara quindi all'azione aumentando il battito cardiaco e la frequenza respiratoria; possono comparire sudorazione, vertigini, tensione muscolare e la sensazione di perdere il controllo o di stare per morire.
L'ansia diventa “patologica” quando si attiva in assenza di un pericolo reale o quando la sua intensità risulta sproporzionata rispetto alla situazione, inducendo la persona a percepire come minacciose circostanze che, oggettivamente, non rappresentano un rischio.
Tra le problematiche più comuni rientrano l'ansia di volare, di guidare o di parlare in pubblico, l'ansia da prestazione, l'ansia sociale, gli attacchi di panico e l'agorafobia.
Ci sono momenti della vita in cui sentirsi tristi, demotivati o stanchi è una risposta naturale alle difficoltà. Tuttavia, quando queste sensazioni diventano persistenti, intense e iniziano a influenzare il lavoro, le relazioni, il sonno o la quotidianità, potrebbe trattarsi di un disturbo dell’umore, come la depressione.
La depressione è un disturbo molto diffuso e non è semplicemente “essere giù di morale”: può manifestarsi con tristezza profonda, perdita di interesse verso attività che prima davano piacere, senso di vuoto, affaticamento, difficoltà di concentrazione, insonnia o eccessivo bisogno di dormire, cambiamenti nell’appetito e una visione più negativa di sé, degli altri o del futuro. In alcune persone può emergere soprattutto attraverso irritabilità, agitazione o una sensazione costante di pesantezza emotiva.
La perdita di una persona cara, o di un animale domestico, rappresenta un'esperienza profondamente dolorosa che può avere un impatto significativo sul benessere emotivo e sulla quotidianità. Il lutto è una risposta naturale alla perdita di un legame importante e può coinvolgere emozioni, pensieri e vissuti molto intensi.
Ogni persona vive il lutto in modo unico. Non esiste un modo giusto o sbagliato di affrontarlo, né tempi prestabiliti entro cui sentirsi meglio. Tristezza, rabbia, senso di vuoto, nostalgia, senso di colpa, smarrimento o difficoltà ad accettare quanto accaduto sono reazioni comuni che possono accompagnare questo percorso.
“Gli animali lasciano impronte nel nostro cuore che durano per sempre.” Cit.
La sofferenza legata alla perdita di un animale domestico, in particolare, viene talvolta sottovalutata da chi ci circonda. Eppure, gli animali sono spesso compagni di vita, fonte di affetto, sicurezza e presenza quotidiana. La loro perdita può generare un dolore intenso e un profondo senso di mancanza, del tutto paragonabile a quello vissuto per altri legami significativi.
La psicoterapia aiuta ad accogliere e comprendere le emozioni legate alla perdita, dando significato all'esperienza vissuta e favorendo un processo di elaborazione, rispettoso dei tempi e dei bisogni della persona. L'obiettivo non è dimenticare chi si è perso, ma integrare la perdita nella propria storia di vita, mantenendo vivo il valore del legame e ritrovando gradualmente la possibilità di guardare al presente e al futuro con maggiore serenità.
Le fobie sono paure intense e persistenti che si attivano in presenza di specifiche situazioni, oggetti o contesti, anche quando non rappresentano un reale pericolo. Chi ne soffre spesso riconosce che la propria paura è eccessiva, ma si trova comunque in difficoltà nel gestirla.
Le fobie possono riguardare molteplici ambiti:
I sintomi possono essere sia fisici che emotivi: tachicardia, difficoltà respiratorie, sudorazione, tremori, senso di vertigine o di perdita di controllo. L’evitamento, se da un lato riduce temporaneamente l’ansia, dall’altro tende a mantenere e rinforzare la fobia nel tempo, limitando progressivamente la libertà di movimento e la qualità della vita.
Affrontare una fobia non significa "sforzarsi a non avere paura”, ma imparare a riconoscere e comprendere le proprie reazioni, per poi lavorare gradualmente su nuove modalità di risposta più tollerabili e funzionali.
Dr.ssa Claudia Tagliapietra
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa a Mestre Venezia